Uncategorized

I vincoli sui beni culturali e il D. Lgs. 42/2004.

I beni culturali sono quei beni mobili o immobili che per le loro caratteristiche artistiche, storiche o architettoniche sono soggetti alla tutela dello Stato.
Dal primo maggio 2004 la materia è disciplinata dal nuovo codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). In particolare, per quanto riguarda i beni immobili, il codice prevede una serie di limitazioni alla possibilità di trasferirne la proprietà o la detenzione.
La disciplina è diversa in base a chi è proprietario di questi beni.
I beni immobili appartenenti a un privato oppure a una società rientrano tra i beni culturali solo in seguito alla notifica di un’apposita dichiarazione della pubblica amministrazione.
Questa notifica deve essere trascritta nei registri immobiliari, quindi chiunque, in linea di principio, è in grado di verificarne la presenza, anche se in pratica ciò può risultare difficile perché la maggior parte delle dichiarazioni sono state trascritte negli anni successivi all’entrata in vigore della legge 1° giugno 1939, n. 1089, quindi occorre sapere chi ne era proprietario all’epoca, per verificare se è presente la trascrizione.
Il trasferimento della proprietà o della detenzione dei beni culturali comporta l’obbligo di presentare una denuncia alla soprintendenza del luogo ove si trova il bene, contenente i dati delle parti, l’indicazione del loro domicilio in Italia e la loro sottoscrizione, i dati identificativi del bene e l’indicazione del luogo in cui si trova, la natura e le condizioni dell’atto di trasferimento. La denuncia deve essere presentata per qualsiasi trasferimento, oneroso o gratuito, non solo della proprietà ma anche della detenzione del bene, entro 30 giorni dalla data dell’atto oppure, in caso di successione a causa di morte, dall’accettazione dell’eredità o dalla presentazione della dichiarazione fiscale di successione. La mancata presentazione della denuncia nel termine previsto è sanzionata anche penalmente, con la reclusione fino a un anno e la multa che va da poco più di 1.500 euro a oltre 77.000 euro.
Quando il trasferimento del bene culturale avviene a titolo oneroso (per esempio: vendita totale o parziale, permuta, conferimento in società) la legge prevede il diritto di prelazione da parte dello Stato o, in subordine, della Regione, Provincia o Comune territorialmente competente.
Non vi è prelazione, quindi, quando il trasferimento avviene per successione, donazione, divisione, cessione di partecipazioni societarie, fusione, scissione, né in caso di costituzione di ipoteca. La prelazione deve essere esercitata entro 60 giorni dalla data di ricezione della denuncia, e in questo periodo di tempo l’atto rimane privo di efficacia, perché condizionato sospensivamente all’esercizio della prelazione. L’acquirente, dunque, acquisterà la proprietà del bene solo dopo i 60 giorni, se la prelazione non è stata esercitata. Fino a quel momento è anche vietato consegnare il bene, che deve rimanere in possesso del venditore. Se la denuncia viene eseguita dopo i 30 giorni previsti dalla legge, il termine per l’esercizio della prelazione è di 180 giorni.
Tutto questo vale per i beni culturali appartenenti a privati o società. Quelli che appartengono a un ente pubblico o a un ente privato senza fine di lucro (associazioni, fondazioni), invece, possono essere alienati solo previa autorizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali.
Il codice prevede che tutti i beni la cui esecuzione risalga a oltre 70 anni e opera di un autore non più vivente siano sottoposti a verifica dell’eventuale qualità di bene culturale, e fino ad allora si presumono tali, quindi è sempre necessaria l’autorizzazione per la vendita. Solo in seguito alla verifica i beni non dichiarati di interesse culturale saranno sottratti a questa procedura. (Fonte: Sito del Notaio Paolo Tonalini).

Cliccando qui è possibile scaricare lo studio del Consiglio Nazionale del Notariato.