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Nuda proprietà e usufrutto: chi paga l’IMU?

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Può capitare che si acquisti un immobile in nuda proprietà ottenendo un vantaggio economico, come pure è frequente che nell’ambito di una compravendita i genitori acquistino l’usufrutto e i figli la nuda proprietà, o ancora, che i genitori donino ai figli la nuda proprietà riservandosi il diritto di usufrutto.

Ricordiamo, prima di tutto, che l’usufrutto è un diritto reale minore regolato dagli articoli 978 e seguenti del codice civile, consistente nel diritto di un soggetto (usufruttuario) di godere di un bene di proprietà di un altro soggetto (nudo proprietario) e di raccoglierne i frutti, ma con l’obbligo di rispettarne la destinazione economica. Si tratta di un diritto reale di godimento su cosa altrui dal contenuto molto vasto: le facoltà dell’usufruttuario hanno infatti un’estensione che si approssima, pur senza raggiungerla, alla facoltà di godere delle cose spettanti al proprietario, al quale residua la nuda proprietà.

Capita spesso di chiedersi: chi paga l’IMU e le imposte locali? L’usufruttuario o il nudo proprietario? Su questo ci sono pochi dubbi: la normativa prevede che il soggetto passivo dell’imposta è il possessore “a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e superficie”. Pertanto è l’usufruttuario che paga l’Imu.

Fisco

Decreto liquidità: nuova circolare dell’Agenzia delle Entrate (n. 9 del 13 aprile 2020).

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Con la circolare n. 9 del 13 aprile 2020, l’Agenzia delle Entrate effettua una nuova ricognizione delle disposizioni emanate negli ultimi giorni per far fronte alla crisi di liquidità determinata dall’emergenza Covid19, inquadrando l’ambito applicativo di riferimento, coordinando gli ultimi chiarimenti con quelli forniti in altri documenti di prassi e rispondendo, allo stesso tempo, ai numerosi quesiti posti da associazioni di categoria, operatori e stampa specializzata.

Clicca qui per scaricare la circolare.

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Decreto Liquidità 8 aprile 2020: misure per il sostegno finanziario di imprese e professionisti.

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Risorse fino a 400 miliardi di euro per sostenere la liquidità di imprese e professionisti attraverso il Fondo centrale di garanzia PMI e le garanzie rilasciate da SACE, sospensione di pagamenti fiscali e contributivi, differimento delle scadenze fiscali, disciplina golden power ampliata nei settori di rilevanza strategica nazionale e molto altro.

Clicca qui per scaricare il testo completo del Decreto Liquidità (D.L. n. 23 del 2020) pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Fisco

Immobile abitativo o strumentale: diverse le imposte da applicare.

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Il trattamento tributario da applicare ai trasferimenti di fabbricati posti in essere da un soggetto Iva, dipende dalla categoria catastale dell’immobile trasferito e non dall’utilizzo di fatto del bene. Questo principio è stato confermato dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 4074 del 18 febbraio 2020.

Prima di esaminare la vicenda specifica giunta all’esame della suprema Corte, occorre premettere che, al fine di stabilire se un trasferimento di fabbricato da parte di un soggetto Iva rientra nel regime di imponibilità o di esenzione Iva, bisogna tener conto di quanto disposto dall’articolo 10 del Dpr n. 633/1972.
Il numero 8-bis di tale norma disciplina i trasferimenti di immobili abitativi, mentre il successivo numero 8-ter disciplina i trasferimenti di immobili strumentali.
Oltre alla natura del bene trasferito, al fine del corretto inquadramento dell’operazione, occorre considerare soprattutto:

  • la natura del soggetto cedente
  • il periodo di tempo trascorso tra l’ultimazione della costruzione o della ristrutturazione del fabbricato e la cessione del bene
  • l’eventuale opzione per l’assoggettamento a Iva formulata dal cedente.

Sulla base di tali variabili, e tenuto conto di quanto disposto dal citato numero 8-bis dell’articolo 10, i trasferimenti di fabbricati abitativi da parte di soggetti Iva sono disciplinati dalle seguenti regole:

  1. in generale il trasferimento di un’abitazione da parte di un soggetto Iva costituisce operazione esente Iva, l’imposta di registro sarà applicata in misura proporzionale
  2. l’operazione è imponibile ai fini Iva, soltanto nei seguenti casi particolari, nei quali l’imposta di registro sarà applicata in misura fissa:
      • la cessione è posta in essere dall’impresa costruttrice o dall’impresa che vi ha eseguito i lavori di ristrutturazione di cui all’articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f) del testo unico sull’edilizia, Dpr n. 380/2001, entro cinque anni dall’ultimazione dei lavori o dell’intervento
      • la cessione è effettuata dalle stesse imprese oltre il termine di 5 anni sopra indicato, e il cedente ha optato per l’assoggettamento a Iva dell’operazione
      • la cessione riguarda un’abitazione destinata ad alloggio sociale, come definito dal decreto del 22 aprile 2008 del ministero delle Infrastrutture e, nell’atto, il cedente ha esercitato l’opzione per l’imposizione.

In base a quanto riportato nel citato numero 8-ter del medesimo articolo 10, invece, i trasferimenti di fabbricati strumentali da parte di soggetti Iva sono disciplinati dalle seguenti regole:

  1. anche per gli immobili strumentali, in generale, opera il regime di esenzione Iva, l’imposta di registro sarà, comunque, applicata in misura fissa, ai sensi dell’articolo 40 del Dpr n. 131/1986;
  2. l’operazione è imponibile ai fini Iva soltanto nei seguenti casi particolari, nei quali l’imposta di registro sarà applicata in misura fissa:
      • la cessione è posta in essere dall’impresa costruttrice o dall’impresa che vi ha eseguito i lavori di ristrutturazione di cui all’articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f) del testo unico sull’edilizia, Dpr n. 380/2001, entro cinque anni dall’ultimazione dei lavori o dell’intervento (imponibilità Iva per obbligo)
      • la cessione è effettuata dalle stesse imprese oltre il termine di 5 anni sopra indicato, e il cedente ha optato per l’assoggettamento a Iva dell’operazione (imponibilità Iva su opzione)
      • la cessione è effettuata da altre imprese, a prescindere dal tempo intercorso tra la fine dei lavori e il trasferimento e il cedente ha esercitato l’opzione per l’imponibilità a Iva (imponibilità Iva su opzione).

Come si può notare, il regime Iva applicabile alle due tipologie di beni (abitativi e strumentali) non è del tutto coincidente, sia per quanto riguarda l’applicazione dell’Iva, che per quanto riguarda l’applicazione dell’imposta di registro.
Il caso preso in esame dalla sentenza in commento ha riguardato un trasferimento posto in essere da una Srl, di un fabbricato, in relazione al quale, in atto si attestava che:

  • l’immobile, al momento della vendita era classificato nella categoria catastale A/3
  • l’immobile era, di fatto, utilizzato ad uso ufficio
  • la società cedente non aveva costruito l’immobile, ma lo aveva acquistato a titolo oneroso alcuni anni prima
  • la vendita era posta in essere oltre 5 anni dagli ultimi interventi edilizi realizzati sull’immobile.

In atto la società cedente aveva esercitato l’opzione per l’assoggettamento a Iva dell’operazione, richiamando, a tal fine, il numero 8-ter dell’articolo 10 del Dpr n. 633/1972.
Di conseguenza, in sede di registrazione, il notaio, in considerazione del fatto che l’immobile era utilizzato quale ufficio, aveva versato le imposte previste per i trasferimenti di immobili strumentali (imposta di registro in misura fissa, imposta ipotecaria con l’aliquota del 3% e imposta catastale con l’aliquota dell’1%).
L’ufficio presso il quale era stato registrato l’atto, invece, sulla base della categoria catastale dell’immobile (A/3), aveva applicato il regime previsto per gli immobili abitativi con riferimento alla data di stipula dell’atto (esenzione Iva, in quanto l’immobile non era stato costruito né ristrutturato dalla società cedente e applicazione dell’imposta di registro con l’aliquota del 7%, dell’imposta ipotecaria con aliquota del 2% e dell’imposta catastale con l’aliquota dell’1%).
A seguito del ricorso presentato dalla società destinataria dell’avviso di liquidazione la Commissione tributaria provinciale di Bari aveva ritenuto legittimo l’avviso di liquidazione emesso dall’ufficio, mentre la Commissione tributaria regionale della Puglia aveva accolto la tesi della società.
La Corte di cassazione, con la sentenza in commento, richiamando le proprie precedenti sentenze n. 30157/2017 e n. 22765/2016, ha ribadito che l’unico criterio oggettivo da utilizzare per individuare la strumentalità dell’immobile è rappresentato dalla categoria catastale del bene al momento del trasferimento. Si è ritenuta irrilevante “…l’esistenza di un progetto di trasformazione del bene, in quanto nulla garantisce che il progetto sia realizzato e che esso determini un nuovo classamento”.
Di conseguenza si è deciso che, nel caso in esame doveva applicarsi il trattamento tributario previsto per gli immobili abitativi, in considerazione della categoria catastale del bene (A/3).
Pertanto, poiché l’alienante non era la società che aveva costruito o ristrutturato l’immobile, è stato ritenuto che la vendita doveva essere assoggettata a imposta di registro in misura proporzionale e, quindi, non era possibile optare per l’applicazione dell’Iva.

L’orientamento della Corte di cassazione è conforme ai principi espressi, in più occasioni, dall’Amministrazione finanziaria.
Con la circolare n. 27 del 4 agosto 2006, ad esempio, si era già affermato che la distinzione tra immobili abitativi e strumentali deve essere operata con riferimento alla categoria catastale del fabbricato, a prescindere dall’effettivo utilizzo del bene. In particolare, si è precisato che devono essere considerati fabbricati abitativi gli immobili censiti nelle categorie catastali da “A/1” ad “A/11”, con esclusione della categoria “A/10”, riservata agli uffici.
La successiva circolare n. 18 del 29 maggio 2013 ha specificato che i fabbricati strumentali sono, invece, censiti nella categoria “A/10”, e negli interi gruppi catastali “B”, “C”, “D” ed “E”.
Nel caso di specie, l’operato dell’ufficio, conforme ai chiarimenti di prassi, è stato ritenuto legittimo dalla Corte di cassazione.

Fonte Fisco Oggi

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Coronavirus, l’Agenzia apre gli uffici soltanto per la ricezione degli atti

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Dal 10 marzo, gli uffici territoriali e uffici provinciali-territorio dell’Agenzia delle entrate rimarranno aperti soltanto per la ricezione degli atti. In particolare, presso le sedi degli uffici sarà possibile consegnare documenti e richiedere servizi per la successiva lavorazione in back-office.
La misura è stata adottata in relazione all’emergenza sanitaria derivante dalla diffusione del Covid-19 e a seguito dell’emanazione del Dpcm del 9 marzo 2020, per ridurre al minimo l’affluenza dei contribuenti agli sportelli e le occasioni di contagio.

L’Agenzia invita a utilizzare i canali telematici per la richiesta di servizi e ricorda che è possibile ricorrere alla posta elettronica certificata (gli indirizzi sono riportati sul sito internet delle Entrate nell’area nazionale e in quelle regionali) per la presentazione di istanze e documenti che saranno lavorati in back- office e il cui esito sarà comunicato dall’ufficio sempre con posta elettronica.

Operativi, inoltre, per contattare gli uffici, altri canali di comunicazione come Civis, posta elettronica non certificata e telefono. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito dell’Agenzia.

Per i servizi di assistenza di carattere generale è attivo il numero verde 800.90.96.96, contattabile da telefono fisso, o il numero 06/96.66.89.07 tramite cellulare.

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Indennità di occupazione.

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L’indennità di occupazione è dovuta quando un soggetto occupa un immobile senza titolo o a contratto di locazione scaduto.

Il caso più frequente è quello dell’inquilino che non liberi l’immobile alla scadenza del contratto di locazione. In tale evenienza, ai sensi dell’articolo 1591 del Codice Civile, l’inquilino responsabile della ritardata consegna dell’appartamento deve corrispondere, per il periodo di occupazione, lo stesso canone che era originariamente dovuto ai sensi del contratto di locazione scaduto. L’articolo in questione trova del resto conferma nella Sentenza della Cassazione 18486/2014, secondo cui: “nella fase successiva alla scadenza del contratto, e fintanto che il locatore non proceda all’esecuzione del provvedimento di rilascio, il conduttore che continui ad occupare l’immobile è soggetto ad una serie di obblighi, collegati al contratto, dovendo tra l’altro corrispondere al locatore il canone, fino alla riconsegna (art. 1591 cod. civ.), salvo il maggior danno, anch’esso di natura contrattuale (ex plurimis, Cass., Sez. II, sentenza n. 2672 del 1981; Sez. III, sentenza n. 1133 del 1999; Sez. III, sentenza n. 19139 del 2005; Sez. III, sentenza n. 2525 del 2006)”.

Diverso è il caso dell’indennità per l’occupazione di immobile senza titolo. In questi casi l’indennità si identifica quantitativamente nel canone di locazione che per il predetto immobile si potrebbe percepire alle normali condizioni di mercato. Ma, secondo una recente interpretazione della Suprema Corte di Cassazione (13071/2018), tale indennità sembrerebbe non sempre dovuta o non riconoscibile in automatico, ma solo dopo aver provato il danno da occupazione. Secondo la Cassazione per vedersi riconosciuta un’adeguata indennità di occupazione, dinanzi a un’occupazione senza titolo, è pertanto necessario che il proprietario dimostri di aver ricevuto un danno dalla descritta situazione.

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Al via le comunicazioni del 2019 per risparmio energetico.

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Sono operativi da ieri i siti per l’invio delle comunicazioni relative agli interventi di risparmio energetico con fine lavori nel 2019 che possono beneficiare dell’ecobonus e/o del bonus casa. I portali sono raggiungibili dalle pagine detrazionifiscali.enea.it e acs.enea.it o dalla homepage del sito dell’Agenzia.

In particolare, sono disponibili i siti:

  • https://ecobonus2019.enea.it, attraverso il quale è possibile inviare i dati riguardanti gli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente che usufruiscono di detrazioni Irpef e Ires; le percentuali di sconto sono distinte per tipologia di intervento (50%, 65%, 70%, 75%, 80% o 85%)
  • https://bonuscasa2019.enea.it, da utilizzare per trasmettere la documentazione relativa agli interventi di risparmio energetico (e utilizzo di fonti rinnovabili) che beneficiano delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie. Attenzione, la comunicazione all’Enea va fatta soltanto nel caso in cui il recupero immobiliare comprenda anche miglioramenti dell’efficienza energetica (e pertanto, in relazione agli interventi di ristrutturazione da cui non deriva un risparmio energetico non è necessario inviare alcuna documentazione).

Comunicazione entro 90 giorni, salvo eccezioni
La trasmissione della documentazione all’Enea deve essere effettuata entro 90 giorni dalla fine dei lavori, cioè dal collaudo, a prescindere dalla data dei pagamenti. E se l’intervento è semplice e non richiede collaudo, la data di fine lavori può essere provata anche mediante la documentazione emessa da chi ha eseguito l’opera o dal tecnico che compila la scheda informativa. Non è considerata valida, invece, l’autocertificazione del contribuente. A chiarirlo e a ribadirlo è stata l’Agenzia delle entrate con la risoluzione 244/2007 e la circolare 21/2010 (risposta 3.1).
Tuttavia, precisa l’Enea, in caso di lavori terminati tra il 1° gennaio e l’11 marzo 2019, il termine dei 90 giorni decorre da ieri.
Fonte: FiscoOggi

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La guida di Notariato e Associazioni dei consumatori dedicata al prestito vitalizio ipotecario.

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Il Consiglio Nazionale del Notariato e 14 Associazioni dei Consumatori (Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione per la difesa dei consumatori, Unione Nazionale Consumatori) hanno realizzato, nell’ambito della campagna informativa Casa Bene Primario, un vademecum dedicato al “Prestito Ipotecario Vitalizio”.

Il foglio informativo nasce con l’obiettivo di orientare i cittadini verso una scelta consapevole delle opportunità e dei rischi che offre questo strumento finanziario riservato agli over 60, in vigore da marzo 2016, e rappresenta un’anteprima della 15° Guida per il Cittadino dedicata agli strumenti patrimoniali a tutela della terza età.

Ecco in breve di cosa si tratta:

Cos’è il Prestito Vitalizio Ipotecario (P.V.I.)?

È un finanziamento concesso da banche o intermediari finanziari (il “finanziatore”), a persone di età superiore a 60 anni compiuti (“soggetto finanziato”), garantito da ipoteca di primo grado iscritta su un immobile ad uso residenzialea garanzia della restituzione del prestito, degli interessi e delle spese.

Se la persona che richiede il prestito è coniugata, costituente l’unione civile o convivente more uxorio da almeno 5 anni e l’immobile da ipotecare in garanzia del P.V.I. costituisce la residenza di entrambi i coniugi, i costituenti l’unione civile o i conviventi, il relativo contratto di finanziamento deve essere sottoscritto da entrambi, anche se l’immobile è di proprietà di uno solo, purché anche l’altro partner abbia compiuto 60 anni di età.

Si può stabilire a priori la durata del P.V.I.?

No, perché dipende dalla durata della vita del soggetto finanziato; se il finanziamento è cointestato al coniuge, al costituente l’unione civile o al convivente, si fa riferimento alla durata della vita del più longevo.

Quando il finanziatore può chiedere il rimborso integrale in un’unica soluzione del finanziamento?

Lo può fare alla morte del soggetto finanziatoo se vengano trasferiti, in tutto o in parte, la proprietà o altri diritti reali o di godimento (es. diritto di usufrutto o di abitazione) sull’immobile dato in garanzia o si compiano atti che ne riducano significativamente il valore, inclusa la costituzione di diritti reali di garanzia in favore di terzi che vadano a gravare sull’immobile.

Il rimborso integrale del P.V.I. come avviene?

Ci sono due possibilità di rimborso:

senza capitalizzazione: il soggetto finanziato rimborsa gradualmente gli interessi e le spese prima del verificarsi degli eventi su indicati; quindi al momento del rimborso dovrà essere restituito solo il capitale;
con capitalizzazione: alla scadenza del finanziamento dovranno essere rimborsati in unica soluzione sia il capitale che gli interessi e le spese capitalizzati annualmente. Il finanziamento dovrà essere integralmente rimborsato entro dodici mesi dal verificarsi degli eventi su indicati. In caso di morte del soggetto finanziato, se il finanziamento è cointestato, il rimborso avverrà al momento della morte del più̀ longevo.
Cosa succede alla morte del soggetto finanziato?

Entro 12 mesi dalla morte del soggetto finanziato i suoi eredi devono rimborsare integralmente il finanziamento o, d’accordo con il finanziatore, provvedere in proprio alla vendita della casa.

Decorso tale periodo solo il finanziatore ha facoltà di vendere la casa, senza necessità di dover ricorrere a un’ordinaria procedura esecutiva giudiziaria, al prezzo determinato da un perito indipendente incaricato dal finanziatore, soddisfacendo il suo credito e dando l’eventuale eccedenza agli eredi.

Se entro altri 12 mesi la vendita non si sarà perfezionata, il prezzo si ridurrà ogni anno del 15%, fino a quando la casa non sia venduta. Se il ricavato della vendita, al netto delle spese sostenute, non coprirà il credito del finanziatore questo nulla potrà chiedere agli eredi.

Il ritardato rimborso degli interessi e delle spese può essere causa di risoluzione del contratto di P.V.I.?

Sì, se si è scelto il rimborso senza capitalizzazione, il finanziatore potrà chiedere la risoluzione del contratto nel caso di ritardato pagamentodella rata di rimborso degli interessi e delle spese qualora tale ritardo si sia verificato almeno 7 volte, anche non consecutive.

Dove viene iscritta l’ipoteca?

L’ipoteca viene iscritta nei pubblici registri immobiliaricon atto ricevuto o autenticato dal notaio.

La documentazione precontrattuale.

Per le caratteristiche del P.V.I. è molto importante ponderare la scelta e confrontare le diverse condizioni offerte, richiedendo al potenziale finanziatore i documenti precontrattuali che dovranno indicare chiaramente il capitale, le spese e gli interessi da pagarenel corso degli anni. Deve essere anche valutato con attenzione l’ammontare del prestito concesso: esso dipende dal valore di perizia della casa ma anche dall’età dei soggetti che lo richiedono e può variare da istituto a istituto.

Fonte: Consiglio Nazionale del Notariato

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Novità per chi acquista da costruttori.

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Il legislatore interviene nuovamente a tutela degli acquirenti di immobili di nuova costruzione con alcune importanti novità introdotte dal D.lgs 12 gennaio 2019 n.14, in vigore dal 16 marzo 2019 e precisamente:

  • il contratto preliminare stipulato dall’acquirente con il costruttore deve essere sempre redatto in forma notarile (atto pubblico o scrittura privata autenticata);
  • al momento del rogito di compravendita, il costruttore deve consegnare alla parte acquirente la polizza assicurativa indennitaria decennale (c.d. “postuma”) a pena di nullità;
  • qualora la polizza assicurativa indennitaria decennale non venga fornita entro la data di stipula, l’acquirente può escutere la fideiussione che il costruttore ha consegnato al momento del contratto preliminare a garanzia degli acconti. Resta fermo infatti l’obbligo per il costruttore di consegnare, all’atto del contratto preliminare o in un momento precedente, una fideiussione di importo pari alle somme o al valore di ogni altro corrispettivo riscosso o da riscuotere prima della stipula del contratto definitivo di compravendita.

Fonte: Studio Notaio Genghini

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Compravendite +9,3% nel IV trim 2018.

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Fonte MonitorImmobiliare:

Nel quarto trimestre del 2018 si sono registrate 167.068 compravendite di case, mettendo a segno un incremento del 9,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima (152.828 compravendite). E’ quanto si legge nell’ultimo rapporto trimestrale sulle compravendite di immobili residenziali pubblicato oggi dall’Agenzia delle Entrate (Osservatorio del mercato immobiliare).

L’incremento registrato nel quarto trimestre 2018, sottolinea il rapporto, è il più alto degli ultimi due anni e rappresenta il quindicesimo trimestre consecutivo di crescita per gli scambi di immobili a uso residenziale. Dai dati dell’Agenzia delle Entrate si ricava anche che nel 2018 si sono avute 578.647 compravendite, pari a un incremento di oltre 6,6% rispetto all’anno prima (che ha chiuso con 542.700 compravendite.

L’andamento delle compravendite di case vede valori positivi in tutte le otto principali citta’ metropolitane.

“Particolarmente solido – si legge nel rapporto delle Entrate – risulta il trend di crescita nei due mercati più significativi, ovvero Milano,+9,5%, dopo un -2,4% registrato nel trimestre precedente,e Roma,+10,9%,che migliora il risultato del III 2018, era +3,3%”.

Tassi tendenziali di crescita particolarmente elevati si sono registrati a Bologna con +20,9% (che segue il +23,5% registrato nel trimestre precedente) e Palermo con +18,5% (“in netto miglioramento rispetto al +8,1% del trimestre precedente”). Incrementi anche a Torino con +4,8% (era +4,4% nel trimestre precedente), Napoli con +7,0% (+3,3% nel trimestre precedente), Genova con +6,4% (+6,9% nel trimestre precedente) e Firenze con +4,8% (+7,2% nel trimestre precedente). Complessivamente, nelle otto principali città si sono registrate 28.843 compravendite di case, pari a un incremento del 9,7% in più rispetto al IV trimestre 2017. L’incremento tendenziale nel III trimestre 2018 era stato del 3,8 per cento.

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Visure immobiliari catastali e ipotecarie. Richiedile ora on line, e’ molto semplice!

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Le visure immobiliari (ipotecarie e catastali) sono molto utili in caso di compravendite, successioni, recupero crediti, sistemazioni patrimoniali. Grazie alle visure immobiliari è possibile, ad esempio:

  • accertare la reale proprietà di un immobile
  • ottenere i dati identificativi corretti di un immobile
  • verificare la presenza di gravami quali pignoramenti, ipoteche e sequestri
  • rintracciare i beni di proprietà del debitore ed effettuare indagini patrimoniali

Scopri di seguito cosa possiamo fare per te! Garantiamo assistenza gratuita sui servizi richiesti via e-mail, WhatsApp o telefono. E’ possibile richiedere le visure compilando il modulo qui sotto o scrivendo a immobiliare@gp-consult.it.

N.B. Tutti i prezzi sotto indicati si intendono IVA e spese incluse. Si prega di inserire i propri dati per la fatturazione.

Per IMMOBILI inserire: Comune, foglio, particella, subalterno / Per PERSONE inserire: nome e cognome, data e luogo di nascita, codice fiscale / Per SOCIETA' inserire: denominazione, sede e codice fiscale

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Le spese urgenti per le parti comuni anticipate dal singolo condomino.

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Le spese per la manutenzione delle parti comuni dell’edificio condominiale devono essere ripartite tra tutti i condomini. Generalmente, queste spese vengo ripartite proporzionalmente alle quote millesimali di proprietà, fatta eccezione per i casi in cui non sia disciplinato diversamente da un accordo preso all’unanimità.
Può capitare che un singolo condomino per motivi di urgenza debba sostenere delle spese per le parti comuni. La Corte di Cassazione si è recentemente espressa su questa tematica. Nello specifico, alcuni condomini avevano anticipato delle spese per lavori di manutenzione straordinaria e successivamente avevano richiesto il rimborso agli altri condomini, i quali si opponevano. Nei primi due gradi di giudizio la domanda era stata rigettata in quanto non era stata provata l’urgenza, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato il giudizio.
La Cassazione ha ribadito che il singolo condomino ha diritto al rimborso solo se riesce a dimostrare che non sarebbe stato possibile rimandare la spesa in questione senza danno o pericolo a sé, a terzi o allo spazio comune (art 1134 c.c.). E’ necessario dunque provare la necessità di agire prima di quando avrebbero potuto farlo l’amministratore o l’assemblea dei condòmini.

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Cedolare secca anche per (alcuni) immobili commerciali.

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L’ultima Legge di Bilancio ha introdotto alcune attese novità nel settore immobiliare. Dal 2019, infatti, il regime fiscale agevolato della “cedolare secca” al 21% riguarderà anche le locazioni di alcune tipologie di immobili commerciali.

Oltre ai fabbricati accatastati nella categoria A (le abitazioni), possono ora usufruire della cedolare secca gli immobili catastalmente identificati come C/1  (negozi e le botteghe), mentre restano escluse le categorie C/2 (i magazzini) e C/3 (i laboratori per arti e mestieri). La superficie dell’immobile non può essere superiore ai 600 mq, pertinenze escluse. Sono ammesse alla tassazione sostitutiva anche le relative pertinenze, purché locate congiuntamente all’immobile principale.
Il contratto di locazione deve essere stipulato nel 2019, ma non saranno ritenuti validi i contratti stipulati nell’anno 2019, qualora al 15 ottobre 2018 risulti già in essere un contratto non scaduto tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale.
Per quanto riguarda i requisiti soggettivi, invece, possono usufruire della cedolare i locatori persone fisiche che non agiscano nell’esercizio di un’attività di impresa o di arti e professioni, mentre nessun requisito è previsto in relazione ai conduttori. Si ricorda, tuttavia, che nel periodo in cui ha effetto l’opzione per la cedolare secca l’importo del canone di locazione non può essere modificato, nemmeno sulla base degli aggiornamenti Istat.

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Tassazione del TRUST solo a seguito dell’effettivo incremento patrimoniale del beneficiario.

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Il conferimento di beni e diritti in un Trust non determina di per sé un trasferimento imponibile e, quindi, rappresenta un atto generalmente neutro, che non dà luogo ad un trapasso di ricchezza suscettibile di imposizione indiretta, per cui si deve fare riferimento non già alla – indeterminata – nozione di “utilità economica, della quale il costituente, destinando, dispone”, ma a quella di effettivo incremento patrimoniale del beneficiario. E’ quanto sancisce la Corte di Cassazione con sentenza n. 1131, Civile, Sezione V,  del 17 gennaio 2019.

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Scadenza IMU e TASI 2018.

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Si avvicina la scadenza della seconda rata di IMU e Tasi (17 dicembre 2018). Obbligati al versamento saranno i proprietari di prime case di lusso e di immobili diversi dall’abitazione principale. Di seguito maggiori dettagli.
Tasi prima casa 2018
La Tasi non va pagata per le case utilizzate dal proprietario come prima casa, come stabilisce il decreto Salva-Italia. Si tratta dell’immobile in cui vivono e risiedono anagraficamente il proprietario e il suo nucleo familiare.
Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare risiedano in case diverse, ma nello stesso Comune, solo una abitazione sarà esentata dal pagamento. Mentre, se le case sono in Comuni diversi, entrambe possono ottenere l’esenzione. La casa deve essere iscritta come un’unica unità immobiliare.
Rientrano nell’esenzione dal pagamento della Tasi anche le pertinenze dell’abitazione principale, sempre nei limiti fissati dal 2012, ma solo una pertinenza per ciascuna categoria catastale.:
box auto (categoria catastale C-6);
tettoie e i magazzini (C-7);
locali di sgombero e cantine (C/2).
IMU case di lusso
L’esenzione non vale per le case di lusso, che dovranno pagare sia l’Imu che la Tasi anche per il 2018. Le categorie catastali A1, A8 e A9 (ovvero case signorili, ville e castelli), però, possono pagare l’Imu 2018 con un’aliquota agevolata al 4 per mille e una detrazione di 200 euro. Ma ci sono ville di lusso che sono esenti dal pagamento: si tratta delle villette inserite nella categoria catastale A7.
Aliquota IMU canone concordato
La legge di stabilità 2016 prevedeva agevolazioni anche per quanto riguarda le case date in affitto a canone concordato, che usufruiscono di una riduzione Imu del 25%.
Tasi comodato uso gratuito
Per i proprietari di casa che concedono ai figli un immobile in comodato gratuito, è prevista una riduzione del 50% della base imponibile dell’imposta. Sempre se e quando si rispettino determinate condizioni.
Tasi inquilini
La Legge di Stabilità prevede l’abolizione della Tasi 2018 anche per gli inquilini che hanno scelto l’unità immobiliare come abitazione principale. Mentre devono continuare a pagarla gli studenti fuorisede e chi si muove per lavoro senza spostare la propria residenza. La quota abolita agli inquilini non si sposterà sui proprietari che continueranno a pagare una quota tra il 70 e il 90%.
Tasi coniugi separati
Per quanto riguarda i separati e i divorziati, nel caso i cui casa coniugale venga assegnata all’ex partner da una sentenza di separazione o per annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, non dovranno pagare la Tasi. I separati che escono dall’abitazione dell’ex coniuge non pagano le tasse sulla prima casa.
IMU immobili invenduti
Gli immobili invenduti delle imprese costruttrici continueranno a pagare l’Imu, ma con un’aliquota agevolata dell’1 per mille.
IMU e Tasi per i residenti all’estero
Anche i cittadini residenti all’estero dovranno pagare l’Imu e la Tasi, a eccezione dei cittadini che percepiscono una pensione nel Paese di residenza, a condizione che l’immobile posseduto in Italia non sia locato o dato in comodato d’uso.
IMU e Tasi case inagibili e dimore storiche
I proprietari di immobili inagibili, inabitali e dimore storiche hanno diritto ad una riduzione del 50% della base imponibile di Imu e Tasi.
IMU terreni agricoli 2018 e imbullonati
Dal 2017 è entrato in vigore l’esenzione dell’Imu per i terreni agricoli, in riferimento ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali (IAP). La legge di Stabilità 2016 aveva cancellato la classificazione dell’Istat fra tra terreni montani, parzialmente montani o di pianura reintroducendo la vecchia classificazione dei terreni agricoli.
Si ricorda, inoltre, che a partire dal primo gennaio 2016 le imprese possono escludere i macchinari imbullonati dal calcolo della rendita e quindi dalla base imponibile fiscale per il pagamento dell’Imu.

Fonte Idealista.it

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Andamento del mercato immobiliare.

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Il volume di compravendite di abitazioni in Italia è stato nel 2017 pari a 542.480 NTN, facendo registrare per il comparto residenziale il quarto incremento annuo consecutivo, +4,9% rispetto al dato del 2016. Gli andamenti e la distribuzione dei volumi di scambio per macro aree geografiche evidenziano, nel 2017 rispetto al 2016, rialzi più accentuati nelle aree del Nord Ovest, dove si  concentra oltre un terzo del mercato nazionale (+5,3%) e del Sud (+5,8%). L’incremento minore, +3,5%, si registra nel Centro che rappresenta una quota di mercato pari a circa il 21%. Infine, sono in linea con il dato nazionale i rialzi nel Nord Est e nelle Isole. L’analisi condotta nel dettaglio dei comuni capoluogo e non capoluogo mostra come la crescita complessiva, osservata a livello azionale, sia lievemente maggiore nei comuni non capoluogo, +5,2%, rispetto alle compravendite nei capoluoghi, +4,4%. Tra le diverse aree del paese, i comuni non capoluogo nel Sud presentano l’incremento più elevato, +6%; di contro, nei capoluoghi del Centro e del Nord Est la crescita si attesta al 3,2%.
Nel 2017, l’IMI (intensità del mercato immobiliare) è pari all’1,59%. La quota di abitazioni compravendute, rispetto allo stock esistente, è circa l’1,9% nel Nord Ovest e nel Nord Est, 1,7% circa nel Centro e si attesta intorno all’1,1% nel Sud e nelle Isole. In particolare, i capoluoghi del Nord Ovest con un IMI pari al 2,43% mostrano la migliore dinamica di mercato. L’IMI supera il 2% anche nei capoluoghi del Centro e del Nord Est. Sempre in termini di intensità del mercato immobiliare, i comuni minori nelle Isole e nel Sud sono quelli con i valori più bassi dell’IMI, prossimi all’1%.

Clicca qui per scaricare il rapporto completo dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate.